E tornar a parlare di pioggia.Quella che vedo qui, che non fa male. E' fastidiosa, si, ma non uccide...
Che poi, noi Uomini, siamo così abituati a dar colpe agli altri che, quando non possiamo prendercela con nessuno dei nostri simili, o esseri "inferiori", ce la prendiamo con le cose, con gli eventi Naturali e "naturali".
Piove, ebbene... Piove! E l'aspetto ogni volta, questa pioggia, come poi aspetto il sole. E non si tratta di una frenesia di cambiamento, no. Ma è come saltare all'interno di una ruota che gira (MaledettoCricetoIdiota) e correre allo stesso ritmo di quello che accade in quella ruota, ed intorno.
Adattamento.
Eppure stamattina l'alba è indecisa, con ancora il rumore delle gocce che cadono dalle grondaie, ma il cielo è informe, strappato da nubi, acceso dall'aurora.
Tendere l'orecchio e non sentire il solito latrare dei cani, rifugiati all'asciutto, con la Natura che, oggi, appartiene agli esseri umidi, quelli che non fanno rumore, lenti, curiosi.
Sento le gocce del caffè che tintinnano nella parte inferiore della caffettiera. Come le gocce d'acqua, fuori.
Un accordo in minore, triste, dolcissimo... e le note scivolano via come una foglia morta in un tombino. Vite spezzate, strappate, annegate, fredde... vite morte. Ossimori che servono a sopravvivere di fronte all'ineluttabile, a quello che definiamo imprevedibile.
E poi la scena, quando dovrebbe gonfiarsi di silenzio e di vergogna, si riempie di Sacerdoti che si strappano le vesti. E sembrerebbe anche giusto che chi deve si prendesse non tanto le sue responsabilità, ma quella giusta dose di improperi e di grida in faccia... perché fa bene a chi resta, perché è umano.
Perché è quello il grido di chi non può gridare più... di chi ha gridato "Aiuto" per l'ultima volta.
Pioggia, di nuovo... lieve ancora.
Pioggia che lava e lucida tutto ciò che tocca.
Ascolto di nuovo quel canto immutabile.
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