Respiravamo la libertà, che aveva il gusto dolce, morbido e proibito di sigarette americane.
Bevevamo la libertà, nel sapore annacquato del ginseng alcolico, che diventava vino del popolo.
Ascoltavamo la libertà, nelle canzoni strane e straniere, che parlavano di uguaglianza dei contrari.
Guardavamo la libertà, nelle immagini a colori, prima che rendessero ciechi i nostri occhi.
Toccavamo la libertà, sulla pelle profumata di giovani non spose, ma inclini all'amore per gioco o voglia.
Ci hanno detto che la libertà non ci apparteneva, e hanno provato a togliercela, a toglierci da essa.
Abbiamo raggiunto la libertà, sotto il ferro fratello e nemico di Piazza Tienanmen.
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