lunedì 29 ottobre 2012

Bastardo Grigio...

E' accaduto, ancora.

C'è, di nuovo, che questa volta ho un perché, se non sfugge nello scarico del lavandino insieme alle ultime gocce di sogni.

E questo vento che non smette, che agita panni stesi e tende dimenticate, che scuote serrande e saracinesche, che sbatte sui pensieri e li rende rumorosi.

E' da ieri sera che ci penso, e ho comunque deciso di mettermi supino a leggere qualcosa, ricordi non miei, raccontati bene.
Dolori scritti con stille nere in una soluzione bianca, parole come gocce che si infondono nel sangue, rendendolo grigio, un misto di vita e dolore - altrui - di cui non posso fare a meno.
Si racconta di un gruppo di donne, cinque, negli anni immediatamente dopo la guerra, in una grande città del sud. C'è l'atleta, quella che sembra un'attrice, la timida, la fedelissima, e la narratrice. Ed ognuna ha un destino di dolore da portarsi dietro: le quattro, che vedono morire la più frizzante, per un incidente non suo; la bella che si disfa in una pletora di figli; la timida che fugge, finalmente, verso la propria vita... e le due fedelissime, a cui una - la narratrice - toccherà l'amaro compito del dover raccontare l'addio. Mi nutro della tristezza altrui, viva e in movimento.

E' una lettura semplice, dopotutto, sembra già dall'inizio che qualcosa debba andare storto, già dalla perfetta unione delle cinque fanciulle. E l'amaro particolare non sospetto è dato da un evento inutile, ma narrato, che rende il tutto più grottesco e cinico.

Stavolta ho un motivo per sentire il grigio, dentro. E non è che mi dispiaccia, anzi... in qualche modo sublima pensieri che non riescono a venire a galla e restano sepolti sotto un velo di nero untuoso e pesante, mosso appena. Meglio così.

Si ricomincia.


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