Programma della giornata:
Sveglia ore 6 - abluzioni;
Colazione ore 6.30 - il caffe' dopo, al distributore automatico;
Nel frattempo uno sguardo alla posta e alle discussioni.
Ore 7: Non ce la faccio piu' a stare dentro casa, l'aria e' opprimente, calda, puzza di notte. E io voglio il Sole.
Prendo le chiavi della macchina ed esco. Mi saluta subito una luce che ferisce gli occhi, ma mi abituo, e mi infilo nella macchina fresca. Buffo notare come, dopo una notte serena, la macchina sia piu' fresca e abbia odore di aria diversa.
Il motore singhiozza, tossisce e parte, finalmente; lo lascio ronzare per un po' e nel frattempo sciamano dall'alveare anche i pensieri. Fra tutti, uno, il pensiero ricorrente: Lei.
Giro per un po' sempre con il motore a bassi regimi, non ho fretta, non ho voglia ne' di correre ne' di sfogarmi. Il formicaio impazzito si muove intorno a me ad una velocita' impressionante, e temo di non avere i riflessi abbastanza pronti per evitare un'incauto-distratto pedone-formica che potrebbe pararsi davanti al muso metallico e umido del mio cavallo meccanico. Osservo senza attenzione l'interno dell'auto: briciole, vecchi scontrini, carte di ogni genere, una penna, l'auricolare. E' il MIO cavallo e lo tratto come voglio. Finche' svolge il fedele compito di scarrozzarmi in giro puo' esserci dentro anche l'inferno e non mi importa; se e quando mi servira' spazio si vedra'.
Del resto ho sempre fatto cosi' anche nei sentimenti, riempio tutto di ciarpame, senza un ordine preciso, e se mi servira' ancora spazio togliero' il vecchiume ormai stinto e ammuffito e ci sara' nuova luce, che rimarro' ad osservare per un pochino, prima che anche quella passione sfumi lentamente.
Arrivo in ufficio molto presto, ben prima dell'ora di apertura; mi piace il silenzio di un luogo che tra poco piu' di un'ora diventera' un brulicare di scarafaggi in giacche economiche e di cicale che sgambettano per i corridoi, infilandosi in uffici di dirigenti con il sorriso per uscirne leggermente cambiate in volto e con una pila di documenti. Mi sono sempre chiesto se ci fosse del vero in quelle storie che raccontano di segretarie sedute sulle gambe dei dirigenti, a raccogliere dettati e quant'altro. Sorrido all'idea che una delle "signorine" possa concedersi il lusso di provare un'emozione simile ("single" a 45 anni, con poca voglia di dar via la sua ormai sfiorita virtu'... mah).
Il PC si e' acceso, finalmente! 'Sto vecchio macinino prima o poi dovra' tirare pure lui le cuoia, Santo Chip... Ora l'alternativa e' tra il farmi girare gli occhi con il solitario o farmi girare qualcosa d'altro, opto per la prima soluzione. Il caffe' del distributore automatico non e' poi cosi' male, soprattutto se e' l'unico che ti puoi permettere a quest'ora, bevo (ormai freddo, ma mi sono accorto che qui non e' mai CALDO il caffe', e' sempre una brodaglia schiumosa, vagamente bruciacchiata, comunque migliore dell'intruglio che danno al bar interno).
Inizia un'altra giornata. Una nuova traversata sulla zattera del naufrago, in cerca di una salvezza improbabile, di una terra di cui non sono mai contento, sorrido in maniera ebete al pensiero che per un attimo ho avuto l'illusione di aver trovato quella buona, quella che faceva per me... Non so se sia stato solo un miraggio o se un monsone l'ha cancellata via, quell'isoletta. Ma mi son trovato tenacemente aggrappato al relitto di quella zattera che e' l'unica cosa che mi rimane. Rimettiamola in ordine, almeno che possa galleggiare.
Buon viaggio Capitano, Buon viaggio Mozzo. Sono il servo ed il padrone.
Sono meravigliosamente, disperatamente Solo.
Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite, riuscire a liberarsi dalla ragnatela della routine quotidiana sgnifica ricordarsi di essere una persona, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con le proprie speranze e le proprie inevitabili delusioni, i propri intensi dolori e i propri profondi timori, col desiderio di amare e di essere amati.
RispondiEliminaAlice