mercoledì 25 agosto 2010


Dieci anni.
Dieci anni di silenzio.
Dieci anni di indifferenza autoimposta.

Ritrovarsi a dover fingere (o a fingere di fingere) un comportamento normale, civile, conviviale, quando in realta' ci si rende conto da quasi subito che non c'e' nulla di cambiato, che e' tutto come sai, come hai sempre saputo.
Eppure ci sono delle variabili nuove, importanti. Variabili che sgambettano, litigano, ti guardano con gli occhi curiosi e chiedono con le voci assetate di notizie, di comportamenti, di confronti inevitabili.

Oh, si... alla fine l'istinto di cio' che si e' prende il sopravvento e tutto assume una connotazione familiare, che si riesce a gestire perche' ne conosci le sfumature; basta solo considerarle in chiave speculare e tutto coincide.

Ho pero' dovuto fare appello a tutta la mia capacita' di estraniarmi, per certi versi, per non pensare, per non dare assolutamente peso a frasi, situazioni, comportamenti, schegge di ricordi che innescavano dei fastidiosissimi "deja-vu" che ora mi convinco di aver fatto bene a non lasciare uscire. Me li sto tenendo dentro da un paio di giorni e cerco di sublimarli qui, tra queste righe, in forma nemmeno esplicita (che poi e' questo il mio guaio: quello di non riuscire -o volere- a dire le cose che sento, me le tengo dentro). Germogliano e muoiono, solo qualcuno riesce, forse, a intravederne i segni; sicuramente se ne vedono gli effetti.

La benedetta bastarda solitudine di quando si soffre. Si e' soli, per fortuna. E poi si cerca qualcuno che possa aiutarti a rialzarti da terra.. ma quando cadi (o ti lanci nel vuoto delle situazioni a rischio, sconosciute) si e' sempre maledettamente splendidamente soli.

"E allora perche' scrivi?" - Perche' non posso gridare
"E allora perche' non ti sfoghi come sai fare meglio?" - Perche' non voglio e perche' dovrei cantare una canzone lunga cinquemilioniduecentocinquantaseimila minuti, e non ne ho la forza.

E poi, subito dopo quel confine del paese, quello che dice: "Arrivederci a..." tutto e' gia' passato, e' gia' nel cassetto dei ricordi. Va bene, e' in cima, ma presto se ne aggiungeranno altri di sopra.
Capita mai di rimettere a posto i ricordi? Di accorgersi che li tiri fuori solo quando devi fare un po' di pulizia e le cose vecchie le vuoi eliminare?

Scrivo senza senso... non voglio trovarne uno. Ho la necessita' di lasciare uscire le cose, vapore confuso da un bollitore che rischia di esplodere. Oggi va cosi'... ci starebbe bene una parolaccia, no?
Pfffffffffffffffff! Vapore che sbuffa, sparge goccioline di foschia, la stessa che mi impedisce di pensare.

Ho provato (ci ho solo provato giuro!) a considerare qualche rimedio per tirare fuori tutto. Nuotare, leggere, gridare, camminare, stare solo, osservare un formicaio, appallottolare pezzettini di carta, prendermela con qualcuno, tradire la mia calma e incazzarmi. Non va...

Il solito problema della palla di pelo che non digerisci e che ti rimane li sullo stomaco, che si muove fastidiosamente ogni volta che cerchi di fare qualcosa d'altro che non sia Pensare.

Mi ripeto che e' stato un bene (fingo, o fingo di fingere, ancora una volta?), che e' stato necessario e che comunque alla fine doveva esser fatto proprio come e' stato fatto.

Forse non voglio ammettere che in tutto questo tempo ho voluto o ho sperato di restare, meravigliosamente, SOLO.

Parlo di quel muro che ci si costruisce attorno, non tanto per non fare entrare gli altri, ma proprio per non uscire da Se Stessi. Quando ti rendi conto che stai tanto bene con Te Stesso che non pensi nemmeno a difenderti, ma egoisticamente ti chiudi. E in questo non sono molto diverso da chi ho avuto la presunzione di criticare.

Nessuno da comprendere, nessuno da inseguire, nessuno di cui prendersi cura per un po'... Solo.

E solo anche nei ricordi... da sempre.

Gia', forse sono solo gli effetti di cio' che comunque sono stato fin dalla prima macchia di imprinting che ho ricevuto. Essere SOLI... cavarsela da soli, ragionare da soli, risolvere da soli, chiudersi disperatamente da SOLI dentro il proprio guscio (non fidarti, NON FIDARTI!).

E alla fine ti ci abitui anche...

Dieci anni di silenzio...
Dieci anni in cui hai imparato a godere dello star SOLI... e chi vuole piu' rinunciarci? Forse (ma ho un po' di vergogna, o di semplice paura ad ammetterlo) e' questo che cerco... un po' di solitudine, ma sana stavolta. Di silenzio e di serenita'...che mi manca un po'.

1 commento:

  1. Questo e' l'ultimo commento la solitudine l'amore e le parole...la solitudine creativa ci aiuta a dialogare con noi stessi le parole e lo sguardo ci aiutano a stare con gli altri l'amore ci aiuta a dare senso al ns e all'altrui vissuto...ho guarito inquietudini con le mie parole di chi ho osservato con amore...ma la solitudine e' la mia piu' preziosa compagna e la liberta' di essere me...ma le tue parole hanno risvegliato la speranza che non tutti hanno rinunciato a cercare le parole per noi stessi per gli altri...mimosa

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