lunedì 30 agosto 2010

Chi...

                                          Chi e' il bastone?

venerdì 27 agosto 2010

Alternative...

Programma della giornata:
Sveglia ore 6 - abluzioni;
Colazione ore 6.30 - il caffe' dopo, al distributore automatico;
Nel frattempo uno sguardo alla posta e alle discussioni.

Ore 7: Non ce la faccio piu' a stare dentro casa, l'aria e' opprimente, calda, puzza di notte. E io voglio il Sole.
Prendo le chiavi della macchina ed esco. Mi saluta subito una luce che ferisce gli occhi, ma mi abituo, e mi infilo nella macchina fresca. Buffo notare come, dopo una notte serena, la macchina sia piu' fresca e abbia odore di aria diversa.
Il motore singhiozza, tossisce e parte, finalmente; lo lascio ronzare per un po' e nel frattempo sciamano dall'alveare anche i pensieri. Fra tutti, uno, il pensiero ricorrente: Lei.
Giro per un po' sempre con il motore a bassi regimi, non ho fretta, non ho voglia ne' di correre ne' di sfogarmi. Il formicaio impazzito si muove intorno a me ad una velocita' impressionante, e temo di non avere i riflessi abbastanza pronti per evitare un'incauto-distratto pedone-formica che potrebbe pararsi davanti al muso metallico e umido del mio cavallo meccanico. Osservo senza attenzione l'interno dell'auto: briciole, vecchi scontrini, carte di ogni genere, una penna, l'auricolare. E' il MIO cavallo e lo tratto come voglio. Finche' svolge il fedele compito di scarrozzarmi in giro puo' esserci dentro anche l'inferno e non mi importa; se e quando mi servira' spazio si vedra'.

Del resto ho sempre fatto cosi' anche nei sentimenti, riempio tutto di ciarpame, senza un ordine preciso, e se mi servira' ancora spazio togliero' il vecchiume ormai stinto e ammuffito e ci sara' nuova luce, che rimarro' ad osservare per un pochino, prima che anche quella passione sfumi lentamente.

Arrivo in ufficio molto presto, ben prima dell'ora di apertura; mi piace il silenzio di un luogo che tra poco piu' di un'ora diventera' un brulicare di scarafaggi in giacche economiche e di cicale che sgambettano per i corridoi, infilandosi in uffici di dirigenti con il sorriso per uscirne leggermente cambiate in volto e con una pila di documenti. Mi sono sempre chiesto se ci fosse del vero in quelle storie che raccontano di segretarie sedute sulle gambe dei dirigenti, a raccogliere dettati e quant'altro. Sorrido all'idea che una delle "signorine" possa concedersi il lusso di provare un'emozione simile ("single" a 45 anni, con poca voglia di dar via la sua ormai sfiorita virtu'... mah).

Il PC si e' acceso, finalmente! 'Sto vecchio macinino prima o poi dovra' tirare pure lui le cuoia, Santo Chip... Ora l'alternativa e' tra il farmi girare gli occhi con il solitario o farmi girare qualcosa d'altro, opto per la prima soluzione. Il caffe' del distributore automatico non e' poi cosi' male, soprattutto se e' l'unico che ti puoi permettere a quest'ora, bevo (ormai freddo, ma mi sono accorto che qui non e' mai CALDO il caffe', e' sempre una brodaglia schiumosa, vagamente bruciacchiata, comunque migliore dell'intruglio che danno al bar interno).

Inizia un'altra giornata. Una nuova traversata sulla zattera del naufrago, in cerca di una salvezza improbabile, di una terra di cui non sono mai contento, sorrido in maniera ebete al pensiero che per un attimo ho avuto l'illusione di aver trovato quella buona, quella che faceva per me... Non so se sia stato solo un miraggio o se un monsone l'ha cancellata via, quell'isoletta. Ma mi son trovato tenacemente aggrappato al relitto di quella zattera che e' l'unica cosa che mi rimane. Rimettiamola in ordine, almeno che possa galleggiare.

Buon viaggio Capitano, Buon viaggio Mozzo. Sono il servo ed il padrone.

Sono meravigliosamente, disperatamente Solo.

mercoledì 25 agosto 2010


Dieci anni.
Dieci anni di silenzio.
Dieci anni di indifferenza autoimposta.

Ritrovarsi a dover fingere (o a fingere di fingere) un comportamento normale, civile, conviviale, quando in realta' ci si rende conto da quasi subito che non c'e' nulla di cambiato, che e' tutto come sai, come hai sempre saputo.
Eppure ci sono delle variabili nuove, importanti. Variabili che sgambettano, litigano, ti guardano con gli occhi curiosi e chiedono con le voci assetate di notizie, di comportamenti, di confronti inevitabili.

Oh, si... alla fine l'istinto di cio' che si e' prende il sopravvento e tutto assume una connotazione familiare, che si riesce a gestire perche' ne conosci le sfumature; basta solo considerarle in chiave speculare e tutto coincide.

Ho pero' dovuto fare appello a tutta la mia capacita' di estraniarmi, per certi versi, per non pensare, per non dare assolutamente peso a frasi, situazioni, comportamenti, schegge di ricordi che innescavano dei fastidiosissimi "deja-vu" che ora mi convinco di aver fatto bene a non lasciare uscire. Me li sto tenendo dentro da un paio di giorni e cerco di sublimarli qui, tra queste righe, in forma nemmeno esplicita (che poi e' questo il mio guaio: quello di non riuscire -o volere- a dire le cose che sento, me le tengo dentro). Germogliano e muoiono, solo qualcuno riesce, forse, a intravederne i segni; sicuramente se ne vedono gli effetti.

La benedetta bastarda solitudine di quando si soffre. Si e' soli, per fortuna. E poi si cerca qualcuno che possa aiutarti a rialzarti da terra.. ma quando cadi (o ti lanci nel vuoto delle situazioni a rischio, sconosciute) si e' sempre maledettamente splendidamente soli.

"E allora perche' scrivi?" - Perche' non posso gridare
"E allora perche' non ti sfoghi come sai fare meglio?" - Perche' non voglio e perche' dovrei cantare una canzone lunga cinquemilioniduecentocinquantaseimila minuti, e non ne ho la forza.

E poi, subito dopo quel confine del paese, quello che dice: "Arrivederci a..." tutto e' gia' passato, e' gia' nel cassetto dei ricordi. Va bene, e' in cima, ma presto se ne aggiungeranno altri di sopra.
Capita mai di rimettere a posto i ricordi? Di accorgersi che li tiri fuori solo quando devi fare un po' di pulizia e le cose vecchie le vuoi eliminare?

Scrivo senza senso... non voglio trovarne uno. Ho la necessita' di lasciare uscire le cose, vapore confuso da un bollitore che rischia di esplodere. Oggi va cosi'... ci starebbe bene una parolaccia, no?
Pfffffffffffffffff! Vapore che sbuffa, sparge goccioline di foschia, la stessa che mi impedisce di pensare.

Ho provato (ci ho solo provato giuro!) a considerare qualche rimedio per tirare fuori tutto. Nuotare, leggere, gridare, camminare, stare solo, osservare un formicaio, appallottolare pezzettini di carta, prendermela con qualcuno, tradire la mia calma e incazzarmi. Non va...

Il solito problema della palla di pelo che non digerisci e che ti rimane li sullo stomaco, che si muove fastidiosamente ogni volta che cerchi di fare qualcosa d'altro che non sia Pensare.

Mi ripeto che e' stato un bene (fingo, o fingo di fingere, ancora una volta?), che e' stato necessario e che comunque alla fine doveva esser fatto proprio come e' stato fatto.

Forse non voglio ammettere che in tutto questo tempo ho voluto o ho sperato di restare, meravigliosamente, SOLO.

Parlo di quel muro che ci si costruisce attorno, non tanto per non fare entrare gli altri, ma proprio per non uscire da Se Stessi. Quando ti rendi conto che stai tanto bene con Te Stesso che non pensi nemmeno a difenderti, ma egoisticamente ti chiudi. E in questo non sono molto diverso da chi ho avuto la presunzione di criticare.

Nessuno da comprendere, nessuno da inseguire, nessuno di cui prendersi cura per un po'... Solo.

E solo anche nei ricordi... da sempre.

Gia', forse sono solo gli effetti di cio' che comunque sono stato fin dalla prima macchia di imprinting che ho ricevuto. Essere SOLI... cavarsela da soli, ragionare da soli, risolvere da soli, chiudersi disperatamente da SOLI dentro il proprio guscio (non fidarti, NON FIDARTI!).

E alla fine ti ci abitui anche...

Dieci anni di silenzio...
Dieci anni in cui hai imparato a godere dello star SOLI... e chi vuole piu' rinunciarci? Forse (ma ho un po' di vergogna, o di semplice paura ad ammetterlo) e' questo che cerco... un po' di solitudine, ma sana stavolta. Di silenzio e di serenita'...che mi manca un po'.