Ossia: Ceci tostati e semi di zucca.
L'aria fredda, di quel freddo s'autunno che non morde ancora, ma che lascia inevitabilmente capire che l'estate è ormai finita; le luci del corso principale - quelle gialle, al sodio - che proiettano ombre che, con la pioggia recente, aumentano i contrasti sull'asfalto. Eppure il venditore ambulante è lì, come ogni domenica (quando il tempo non è totalmente proibitivo), e vende la sua mercanzia, fatta di càlia, simenza e varie altre "specialità". In una parola generica è "u' scacciu".
Ne prendo un po', la palettina di plastica bianca (unica, per tutti i prodotti), si infila nei vari sacchetti e ne tira via una quantità indefinita. In questi casi, con la merce mista, il prezzo è unico. 3 euro di perline color avorio, calcinate dalla cottura (atturrate, si dice. Tostate), miste a pistacchi salati, semi di zucca, arachidi, e un sacchettino di nocciole, che sono il mio debole, nelle giornate di festa o nelle domeniche del solito "giro parenti".
Ho comprato calia e simenza perché stasera, andando a trovare un'anziana parente, c'erano alcune amiche che stavano giocando a carte. Avete mai notato come, in questi casi, le regole di un gioco possano essere stravolte completamente, pur di adeguarle ai giocatori?
Ma mancava qualcosa, c'era il "solito" contenitore in vetro (prodotto a stampo con motivi floreali, cosa di poco conto, senza dubbio, ma con un grandissimo valore affettivo), con il suo coperchio. Era messo da parte, quasi nascosto come se volessero nascondere la vergogna della sua nudità interiore, della sua vuotezza, inutilità dovuta al non contenere quello per cui, solitamente, è destinato.
Quel contenitore, quella scatolina rotonda di vetro, era sempre piena quando ci pensava il nonno. Anche in inverno, verso le cinque del pomeriggio, partiva la missione "a' chiazza". Nell'ordine: Messa, Società, Venditore di Calia, rientro. Quasi sempre vittorioso, quando il tempo inclemente non costringeva a tornare a mani vuote. Era lui che riempiva la scatolina, che poi veniva lasciata lì, a lasciar intuire il suo contenuto.
Ormai per me era diventata una consuetudine. Arrivare dalla nonna, salutare, aprire la scatolina, prelevare due o tre arachidi da sgusciare, e via..
Ma negli ultimi tempi sentivo la mancanza di qualcosa. La scatolina era sempre li'... fino a poco tempo fa c'erano stati lasciati alcuni reperti. Calia ormai immangiabile e semenza che aveva perso anche il suo pallore... ma era comunque il segno di una continuità, vicino alla foto del nonno... ma mi mancava il compiere quel gesto, quella "consuetudine" che, proprio perché abitudinaria, ti rende acuto nella sua mancanza.
Compro quindi questa consuetudine. La pago poco, in realtà, il cibo di strada non costa mai quanto vale.
Riempio la scatolina, con calma. Chiudo nuovamente il sacchetto contenente il resto delle cose che ho preso, lo ripongo nello sportello in basso, quello solito.
... e compio nuovamente quel gesto, anche se ho appena finito di riempire il contenitore di vetro. Lo apro, prelevo una manciata di cose, lo richiudo e mi siedo.
Sul tavolo si formerà una piccola montagnetta di bucce, all'interno di un tovagliolo, mentre gli altri continuano a giocare.
Ma stasera, per me, il mondo è tutto lì.
- Tre euro di "scacciu", per favore.
- Sono tre avanzati...
- Allora ci metta altro pistacchio e facciamo tre e cinquanta. E un sacchetto di nocciole.
Totale: cinque euro di felicità.
La colonna sonora è Agricantus - Es Souk (Carizzi r'amuri)
domenica 16 ottobre 2011
sabato 8 ottobre 2011
To Steki
Capita, a volte, di sentirsi fuori posto. Allora si cerca di confondersi in mezzo alla gente, mantenendo quell'aura santa di individualità; si grida all'esistenza, alla determinazione del "sé".Perché diventa scomodo anche restare da soli con il proprio Io, consapevoli di avere qualche conflitto irrisolto, dentro.
Poi magari bastano pochi centesimi e acquisti un oggetto "di design", e ti senti di nuovo "proprietario" di un "qualcosa", che magari non ti serve - "ma tanto, sai, per quel prezzo..." - allora ti accorgi che esiste un posto in cui puoi stare comodamente, racchiudo nel tuo piccolo guscio estetico, e dove chiunque può dirti qualsiasi cosa. Ma che impedisce a Te Stesso di farti male.
Chi mi presta 99 centesimi?
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