Li vedi marciare tutti lì... davanti al Vaticano (e dove, sennò?)
I giornali titolano in maniera roboante: "Centinaia in marcia contro l'aborto"... in realtà, appunto, sono poche centinaia... una comitiva di gitanti, saccoapelisti del pensiero, pochi sparuti muli instradati sulla via della (non) conciliazione. Incapaci di far pace con la coerenza e con la logica umana, buona, contrapposta a quella pseudo-divina, cattiva.
Sono pochi, si fanno forza l'uno con l'altro, nella segreta convinzione che, almeno il vicino, abbia forse un po' ragione. Sono pochi perché se i giornali, notoriamente abituati ad ingigantire le cose, dicono che sono "centinaia" invece che "migliaia", vuol dire che stavano tutti in due autobus dell'ATAC.
Sono pochi, ma alla loro testa c'è Alemanno, il Sindaco di una città di 4.000.000 di abitanti (si, quattro MILIONI), che si mette alla testa di questo gruppetto di convinti domenicali con tanto di fascia tricolore!
Per intenderci, otterrebbe più consensi, l'Alemanno, se si mettesse alla testa di un corteo dell'Arci Gay, ma forse a destra stanno sbagliando a fare i calcoli elettorali, da un po' di tempo.
Ma cosa vuol dire manifestare contro l'aborto? Vuol dire essere (davvero?) convinti che debba esserci una legge che impedisce di scegliere. Già, cari "Sostenitori della Vita", una legge laica in un Paese laico che consente di abortire, non è una legge che obbliga a farlo. Ma lascia la possibilità di scegliere, SCELTA, comprendete? Libero arbitrio... quello che tanto andate decantando quando non sapete che pesci prendere su decisioni umanamente illogiche e che vi spaventano. Quella "ricchezza" che dite esservi stata donata dal vostro Dio misericordioso, lo stesso Dio che permette a preti come don Seppia di abusare di giovani innocenti per anni... il libero arbitrio... lo ha inventato proprio il vostro creatore. L'inseminatore di giovani verginelle, proprio lui!
Perché la possibilità di scegliere, e mi rivolgo soprattutto alle Donne, è una grandissima conquista sociale.
Quando la legge sulla possibilità di abortire era solo una chimera, quante di voi si immolavano sull'altare (meno divino) della clandestinità, della sporcizia -dell'anima e non solo - delle infezioni che vi rendevano sterili per sempre, dell'ignoranza?
Oggi, però, avete la possibilità di scegliere... e potete farlo con coscienza, ovviamente.
In ultimo, e non me ne vogliate, consiglierei alle donne cattoliche convinte che erano in piazza ieri, di riflettere sul passo biblico della prima lettera di Paolo ai Corinzi... in cui lo stesso Santo Pensatore dice apertamente che le donne sono "inferiori" all'uomo... e che dovrebbero star zitte. Perché queste sorprendenti rivelazioni non le applicate mai?
Buttate via quei cartelli, quegli striscioni, e aprite gli occhietti. Per voi.
lunedì 14 maggio 2012
venerdì 4 maggio 2012
Piano -1
"Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente..." (Dante Alighieri, Inferno - Canto III)
La mattina è fredda; lo sfondo del cielo è grigio, e qualche spruzzo di neve è ancora ben visibile sulle pendici della vetta.
"Al piano meno uno!" risponde distrattamente l'impiegato addetto alla ricezione, forse stanco dalla notte, o semplicemente perché per lui non siamo altro che altri numeri in cammino verso un destino che non conosce ma già immagina, e di cui - sinceramente - non gliene importa nulla.
Luci al neon che riflettono una luce opaca su pareti color vomito e pavimento di linoleum piagato da ulcere e bubboni del tempo. Pochi sedili nel corridoio, vicino alle uscite di emergenza, e nelle aiuole tiranneggiano ortiche e tarassachi.
La mattina è fredda; lo sfondo del cielo è grigio, e qualche spruzzo di neve è ancora ben visibile sulle pendici della vetta.
"Al piano meno uno!" risponde distrattamente l'impiegato addetto alla ricezione, forse stanco dalla notte, o semplicemente perché per lui non siamo altro che altri numeri in cammino verso un destino che non conosce ma già immagina, e di cui - sinceramente - non gliene importa nulla.
Luci al neon che riflettono una luce opaca su pareti color vomito e pavimento di linoleum piagato da ulcere e bubboni del tempo. Pochi sedili nel corridoio, vicino alle uscite di emergenza, e nelle aiuole tiranneggiano ortiche e tarassachi.
Questa è l'accoglienza dopo due rampe di scale vecchie, con un paio di lastre di marmo che traballano e il corrimano sverniciato e corroso in più punti. Un carapace marroncino in un angolo, con un'elitra sghemba per il trauma, ci racconta degli ultimi istanti di uno scarafaggio che aveva eletto a propria dimora quel tratto d'ospedale.
Dopo qualche minuto inizia la trafila burocratica delle somministrazioni. Gente che già sa, gente che non sa ancora cosa e come, gente che vorrebbe non essere lì e chi invece ringrazia il cielo e qualche essere umano per esserci.
Macchine che respirano infilano meccanicamente aghi nelle vene, la condanna e la salvezza al tempo stesso. E quella diagnosi terribile già non è più così nera.
Macchine che respirano infilano meccanicamente aghi nelle vene, la condanna e la salvezza al tempo stesso. E quella diagnosi terribile già non è più così nera.
Goccia a goccia il veleno scende nel tubo trasparente e, in festa, infesta l'organismo. Lo tramortisce, lo doma, lo calma... "non si preoccupi, sono effetti collaterali", come ogni guerra che si rispetti ne ha qualcuno.
E il risalire quelle scale, una ad una, riporta già verso la luce di un sole più alto e più caldo. Forse un sorriso, in quelle labbra serrate per il dolore e la paura, forse un distendersi dei nervi contratti, forse...
Piano -1... ci vediamo domani.
Piano -1... ci vediamo domani.
giovedì 3 maggio 2012
Corpi...
L'unione di due corpi è fatta di cavità e spigoli che devono trovare una collocazione, un incastro perfetto, mobile ma solidamente unito.
Acciaio liquido lucente.
Morbide forme o nervi scattanti, purchè l'armonia del tutto sia unica, irripetibile ogni volta e mai uguale.
Corpi fusi insieme, distinti in un unico orgasmo. Come l'urto di due galassie lontane: tempesta atomica, lucente, gravitazionale.
Urti casuali? No, la collisione è Destino. Avviene, senza promesse, senza deviazioni. Avviene perché le traiettorie non le inventiamo noi, ma sono scritte in un libro che nessuno ha mai scritto, che nessuno saprebbe leggere mai.
E alla fine, dopo l'esplosione, resta solo una piccola luce pulsante, rotante, densissima. Un faro che avvisa: "Ehi, voi, qui c'è stato un evento cosmico. Qualcosa a cui avete potuto solo assistere, ma di cui non siete stati e non sarete mai parte".
Tutto ciò che viene in contatto con due corpi destinati a fondersi, è solo polvere, di stelle. Materia oscura e fredda che può rallentare, ammorbidire, calmare, regolare, addolcire, ammortizzare, rendere elastica la collisione.
Luce contro Buio. In una lotta che nessuno vince mai.
Acciaio liquido lucente.
Morbide forme o nervi scattanti, purchè l'armonia del tutto sia unica, irripetibile ogni volta e mai uguale.
Corpi fusi insieme, distinti in un unico orgasmo. Come l'urto di due galassie lontane: tempesta atomica, lucente, gravitazionale.
Urti casuali? No, la collisione è Destino. Avviene, senza promesse, senza deviazioni. Avviene perché le traiettorie non le inventiamo noi, ma sono scritte in un libro che nessuno ha mai scritto, che nessuno saprebbe leggere mai.
E alla fine, dopo l'esplosione, resta solo una piccola luce pulsante, rotante, densissima. Un faro che avvisa: "Ehi, voi, qui c'è stato un evento cosmico. Qualcosa a cui avete potuto solo assistere, ma di cui non siete stati e non sarete mai parte".
Tutto ciò che viene in contatto con due corpi destinati a fondersi, è solo polvere, di stelle. Materia oscura e fredda che può rallentare, ammorbidire, calmare, regolare, addolcire, ammortizzare, rendere elastica la collisione.
Luce contro Buio. In una lotta che nessuno vince mai.
Uscita di Sicurezza
Una stanza buia,
un utero accogliente e caldo. Silenzioso ed ovattato.
Va tutto bene fino a quando non suona un allarme interno. Altissimo, assordante, lancinante e doloroso.
E' come se l'urlo simultaneo di tutte le persone che mi stanno intorno mi assalisse; o sono io ad urlare, semplicemente, e la stanza amplifica questo dolore fluido fino all'inverosimile?
All'improvviso il luogo tiepido e comodo diventa una prigione insopportabile, una necrosi dell'anima che sento avanzare dalla punta delle membra verso il centro. Marea nera insolubile, marcescente e densa.
Ora mi rendo conto di urlare, in silenzio. Un grido altissimo che non ha voce, non più. Grido attraverso gli occhi assurdamente spalancati nel buio cieco, grido con le mani che graffiano il metallo liscio. Mi aggrappo ad ogni fenditura, congiunzione di singole lastre che formano la mia prigione volontaria ed ora invivibile.
Farsi strada attraverso il niente freddo, tagliente. E rimanere poi stremato, disteso sull'erba. Come un drogato di Vita, un'overdose di Realtà, un gioco in cui non vinci mai.
E i fili d'erba diventano dita che accarezzano, mani che sostengono e poi ondeggiano, ma non voglio alzarmi. Voglio sentire il suono che fa il vento attraverso di essi, voglio vederne cambiare il colore al sole. Voglio vivere lentamente, ingoiando bocconi di luce e sputando i gusci che li avvolgono.
Un'uscita di sicurezza ti permette di scappare da un luogo, non da tutti i luoghi.
Non puoi fuggire dal luogo in cui ti trovi.
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