La novità non è quella che una donna si spogli. La novità è che lo faccia gridando.
Gridando la propria libertà di scelta, anche in mezzo ad una comunità con mentalità medievale e misogina.
Una ragazza di vent'anni che grida il proprio laicismo e quindi la presa d'atto che può disporre del suo corpo (e dell'immagine che lo rappresenta) in maniera aperta, discutibile anche, ma libera, appunto.
E ben venga lo stupore, se tra un fiocco ed un paio di scarpe dal colore rosso vivo, c'è racchiuso dentro un mondo che ha la forma imperfetta di una Donna.
Una Donna che sceglie, finalmente... una donna che, per i più, avrà solo cercato un minimo di notorietà (se di notorietà si può parlare, rischiando la fustigazione - quando non la morte - in condizioni sociali come quelle verso le quali si affaccia l'Egitto, oggi, quello post-rivoluzionario).
Il Laicismo che ha come bandiera il volto attento e vagamente malinconico di una ragazza di vent'anni, nuda, accattivante con quelle calze a rete, che ha dentro di sé tutta la promessa di un Futuro.
Un Futuro per il quale dovremmo combattere tutti, nessuno escluso.
Perché è vero che si può essere in disaccordo su un'idea, ma si deve (SI DEVE!) essere sempre d'accordo sul poterla esprimere. Anche gridando, anche così.
Il Diario di una Ribelle
martedì 15 novembre 2011
domenica 13 novembre 2011
Portami a vedere il mare...
AcquaLa ricordo come se fosse da sempre.
Ci sono nato, nell'acqua. E' stato il mio primo nutrimento, il mio primo dolore.
E quando rivedo vecchie foto, in cui mi riconosco appena, c'è sempre qualcosa che ha a che fare con il mare. Vacanze, certo. E ricordi.
Ed ancora adesso, quando vedo il mare che carezza la sabbia o schiaffeggia gli scogli, o rimane a specchiare il Sole in piccole pozze fangose dove, nonostante tutto, c'è Vita, mi chiedo se non ci sia una specie di ricordo ancestrale, che mi lega a quell'elemento. E nemmeno tanto all'Acqua in sé, ma proprio al Mare. Con quella sua varietà, con quell'immenso spazio che possiamo solo toccare per un po'. E' l'elemento Evolutivo.
Quel confine, quello che "Non ha mai avuto, non ha e non avrà mai confini"...
Isole, e Navi... e intorno il mare... il mezzo che ci separa e ci permette di comunicare.
E mi affascina ancora, anche in inverno. Grigio, minaccioso, triste... Credo che sarà sempre così. Non riuscirò a farne a meno. Lo devo vedere, anche da lontano e sapere che posso andarlo a trovare, quando voglio, quando ne ho bisogno.
E, quando arriverà il tempo del mio Tempo... ti prego...
Portami a vedere il Mare.
giovedì 10 novembre 2011
Speranza..
Ci risiamo...
per una volta ancora chiedo a me stesso una dose di Speranza.
Che poi, a che serve? Come il sale che condisce un cibo che non hai.
E quindi cerchi di non vedere le cose che ci sono intorno, ti difendi chiudendo le porte.
Perché anche chi ha una fede in qualcosa, alla fine, deve rendersi conto che non può far nulla contro il Fato.
Il Destino è superiore ad ogni volontà, umana o sovrumana (per coloro che ci credono).
O semplicemente, il Caso è, non a caso, un anagramma del Caos.
In attesa delle notizie che verranno.
per una volta ancora chiedo a me stesso una dose di Speranza.
Che poi, a che serve? Come il sale che condisce un cibo che non hai.
E quindi cerchi di non vedere le cose che ci sono intorno, ti difendi chiudendo le porte.
Perché anche chi ha una fede in qualcosa, alla fine, deve rendersi conto che non può far nulla contro il Fato.
Il Destino è superiore ad ogni volontà, umana o sovrumana (per coloro che ci credono).
O semplicemente, il Caso è, non a caso, un anagramma del Caos.
In attesa delle notizie che verranno.
domenica 6 novembre 2011
Interludio
E tornar a parlare di pioggia.Quella che vedo qui, che non fa male. E' fastidiosa, si, ma non uccide...
Che poi, noi Uomini, siamo così abituati a dar colpe agli altri che, quando non possiamo prendercela con nessuno dei nostri simili, o esseri "inferiori", ce la prendiamo con le cose, con gli eventi Naturali e "naturali".
Piove, ebbene... Piove! E l'aspetto ogni volta, questa pioggia, come poi aspetto il sole. E non si tratta di una frenesia di cambiamento, no. Ma è come saltare all'interno di una ruota che gira (MaledettoCricetoIdiota) e correre allo stesso ritmo di quello che accade in quella ruota, ed intorno.
Adattamento.
Eppure stamattina l'alba è indecisa, con ancora il rumore delle gocce che cadono dalle grondaie, ma il cielo è informe, strappato da nubi, acceso dall'aurora.
Tendere l'orecchio e non sentire il solito latrare dei cani, rifugiati all'asciutto, con la Natura che, oggi, appartiene agli esseri umidi, quelli che non fanno rumore, lenti, curiosi.
Sento le gocce del caffè che tintinnano nella parte inferiore della caffettiera. Come le gocce d'acqua, fuori.
Un accordo in minore, triste, dolcissimo... e le note scivolano via come una foglia morta in un tombino. Vite spezzate, strappate, annegate, fredde... vite morte. Ossimori che servono a sopravvivere di fronte all'ineluttabile, a quello che definiamo imprevedibile.
E poi la scena, quando dovrebbe gonfiarsi di silenzio e di vergogna, si riempie di Sacerdoti che si strappano le vesti. E sembrerebbe anche giusto che chi deve si prendesse non tanto le sue responsabilità, ma quella giusta dose di improperi e di grida in faccia... perché fa bene a chi resta, perché è umano.
Perché è quello il grido di chi non può gridare più... di chi ha gridato "Aiuto" per l'ultima volta.
Pioggia, di nuovo... lieve ancora.
Pioggia che lava e lucida tutto ciò che tocca.
Ascolto di nuovo quel canto immutabile.
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