Affondare i denti nei ricordi, farlo con totale naturalezza e nei luoghi veri o ricostruiti dalla memoria.
Trovarne ancora il sapore di cose usate, di pietra levigata e cemento fresco; o di mandorle e piccoli acini quasi selvatici di vigne abbandonate.
Tremare per questo, e finalmente tornare vivi, ad assaporare il silenzio, il latrare lontano di cani invisibili.
E accarezzare la gioia di un fiore, per una notte di stelle senza luna.
